Proprio così: la scuola paritaria fa risparmiare allo Stato, ogni anno, moltissime risorse economiche. Dimostrarlo è assai semplice. Basta rifarsi ad alcuni dati che si possono ricavare da una recente pubblicazione del Ministero dell’Istruzione, intitolata “La scuola in cifre 2007”. Ci sono anche altre pubblicazioni che trattano la stessa questione, come quelle curate dall’ISTAT, dal CENSIS, ma è preferibile riferirsi a questa in quanto più facilmente può essere riconosciuta come obiettiva, non ideologicamente segnata. Si legge che nel 2007, a fronte di 7.751.336 alunni della scuola statale di ogni ordine e grado, è stato praticato un finanziamento pubblico pari a 57 miliardi di euro, così ripartiti: 47 miliardi sul bilancio del Ministero dell’Istruzione; 8 miliardi sui bilanci degli Enti locali; 2,2 miliardi sui bilanci delle Regioni.
Questo dato, che viene riportato, e che è già per se stesso considerevole, risulta largamente incompleto perché si riferisce alle sole spese correnti e non a quelle in conto capitale, come ad esempio, quelle relative alla costruzione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, al loro ammortamento, alle attrezzature, alle strumentazioni didattiche ecc. Incompleto, inoltre, anche perché da questa voce complessiva di 57 miliardi di euro sono assenti le voci specifiche a carico di bilanci di altri Ministeri, coinvolti anch’essi in qualche misura per le competenze di ciascuno, a sostenere direttamente o indirettamente l’istruzione pubblica, come il Ministero della Sanità, dei Trasporti, dei Beni culturali, della Gioventù, e ancora, cosa non certo di poco conto, non vengono calcolati i molti miliardi di euro stanziati, sempre per l’istruzione, dall’UE.
La risultante di tutte queste voci, come è facile immaginare, è enorme sia in senso assoluto, sia in riferimento al costo medio dell’alunno della scuola statale. Ma risulta ancora più strabiliante se è rapportata al costo medio alunno della scuola paritaria, costituita da scuole cattoliche e laiche. Infatti a fronte, nel 2007, di 1.049.420 alunni nella scuola paritaria sono stati erogati come finanziamento pubblico appena 534.961.147 di euro, pari a circa 510 euro.
Conoscendo questi dati, chiunque è in grado di fare un raffronto e accorgersi che il costo medio dell’alunno della scuola paritaria è infinitesimale rispetto a quello della scuola statale e, per di più, nella generalità dei casi a fronte di servizi di maggiore qualità e maggiore diversificazione nell’offerta formativa.
Pertanto lo Stato, o per meglio dire la società, con la scuola paritaria registra due successi: uno di natura finanziaria economizzando le spese nella gestione del sistema; l’altro ottenendo risultati pari, se non superiori, a quelli della scuola statale. A questo punto la conclusione dovrebbe essere una sola: la scuola paritaria non è una spesa aggiuntiva, ma un guadagno, non è una uscita senza controllo ma un investimento ad alto tasso di interesse, non è la concessione improduttiva di un privilegio ma il riconoscimento di un servizio pubblico erogato nel pubblico interesse. Cioè la scuola paritaria è una risorsa, un capitale a beneficio di tutti e come tale deve poter avere tutti i dovuti riconoscimenti.
Francesco Macrì