Pubblicato da: fidae | 25 marzo 2011

La presenza dei cattolici centocinquanta anni dopo

Nel silenzio assordante delle istituzioni civili rispetto alla scadenza dei 150 anni dell’Unità di Italia è assai significativo, soprattutto per chi conosce le lacerazioni degli avvenimenti storici che hanno portato alla caduta del potere temporale del papato, che la Chiesa italiana abbia promosso nei giorni 2 – 4 dicembre 2010 un grande convegno su questa ricorrenza. L’iniziativa merita un pubblico plauso non solo per l’alto profilo scientifico delle relazioni, ma anche per la valenza simbolica che essa ha rappresentato sul piano culturale e politico. E’ stata un’ulteriore dimostrazione del sentimento sincero di appartenenza all’Italia dei cattolici italiani e del loro positivo contributo al suo progresso che alcuni, cosiddetti “laici”, polemicamente continuano a voler negare o sminuire.
Nonostante alcune comprensibili difficoltà della prima ora, anche perché obiettivamente l’avvio del processo di unificazione è stato un ingiusto atto di guerra contro Stati pienamente legittimi e legittimati, i cattolici hanno sempre svolto un’azione di grande rilievo per fare grande la nazione assumendo a tutti i livelli e in tutti gli ambiti della società ruoli di alta responsabilità. Il bilancio complessivo della loro presenza è stato più che positivo.
Questa presenza attiva è indispensabile che continui a riproporsi; anzi, per alcune particolari situazioni che si sono venute a determinare soprattutto in questi ultimi tempi, nei quali i valori della vita, della giustizia, della legalità, della solidarietà, del sentimento di appartenenza si sono andati viepiù diluendo, si rende ancor più indispensabile. Ma perché continui ad essere efficace deve essere spesa non solo a livello di singoli individui ma anche di associazioni, di formazioni politiche e sociali. Se sullo scenario della politica, cioè della gestione del bene comune, i cattolici si sono resi irrilevanti ciò è stato determinato da scelte che volevano essere progressiste ma che non hanno tenuto sufficientemente conto delle reali dinamiche dei grandi gruppi e degli equilibri, che al di là delle volontà si possono venire a determinare. La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità di Italia potrebbe diventare la buona occasione per una rilettura critica e una rinnovata attiva progettualità della “questione cattolica”.

Francesco Macrì


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