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Approfondimento e Dialogo

Archive for the category “docenti”

Insegnare il futuro

Nel lontano 1979 il famoso Club di Roma pubblica il suo settimo rapporto a cura di J.W. Botkin – M. Elmndjra – M. Malitza, con un titolo suggestivo: “Istruzione ed educazione. Insegnare il futuro”. La tesi di fondo è lungimirante e impegnativa. In un mondo in rapida e profonda trasformazione la scuola deve svolgere un ruolo preciso: non solo quello di tramandare ai giovani le conoscenze sedimentatesi nel corso dei secoli, ma anche di aiutarli a decifrare, interpretare il mondo in cui vivono, anzi a prefigurare, anticipare, costruire quello che verrà. Un grande obiettivo che può raggiungere, però, ad alcune condizioni: che essa ponga sempre al centro delle sue iniziative e dei suoi interessi lo studente e le sue potenzialità; che interagisca dialetticamente con la realtà circostante, che privilegi più che i contenuti da trasmettere, sottoposti a forte obsolescenza, i metodi di acquisizione-organizzazione-rielaborazione autonoma delle conoscenze; che promuova abiti mentali quali l’intelligenza (intus-legere), la criticità, la creatività, l’immaginazione, lo stupore, il desiderio di apprendimento permanente, la passione verso l’inesplorato e l’inedito, la saggezza; che sviluppi corretti e positivi comportamenti, come la disponibilità alla collaborazione con gli altri, la lealtà, l’onestà, la solidarietà, l’altruismo, la gratuità, il senso del bene comune.

Una scuola di questa natura perchè non rimanga confinata nell’ambito dei desideri impossibili deve essere sottesa da condizioni soggettive ed oggettive. Certamente sono indispensabili le risorse economiche, edilizie, strumentali e didattiche, come pure le giuste architetture legislative ed ordinamentali; ma prima e ancor più le professionalità di coloro che in essa operano. Sono i dirigenti e i docenti, infatti, il segreto di qualsiasi vera innovazione. Prescindere da essi, immaginando che possano essere svolti i compiti sopra accennati, è solo velleitarismo. La modernizzazione, la qualità e l’eccellenza passano attraverso le loro mani.

Nell’allegato documento Experimenta-Pensare e fare scienza come pure nella nota introduttiva di Luigi Berlinguer vengono proposte alcune interessanti piste di riflessione che vanno nella direzione del rapporto del Club di Roma e possono concorrere a far compiere alla scuola italiana quel salto in avanti atteso ed auspicato in questi anni di riforme. Alcune parole ricorrenti non sono inedite (inter e transdisciplinarità, unitarietà del sapere, imparare ad imparare, umanesimo scientifico, nuovi linguaggi, rete, cittadinanza scientifica, laborialità, cultura della scelta, competenze, ecc.) per la ricerca teorica pedagogico-didattica nazionale e internazionale, e neppure per molte scuole. Ma da prassi “elitaria” o “eccezionale” devono diventare orientamento e regola condivisa e permanente per tutte. Il futuro del nostro Paese, specialmente in questo difficile momento di crisi, è affidato in gran parte ad un sistema di istruzione e formazione più efficace ed efficiente di quello di cui si dispone. Per cui tutto ciò che concorre a perfezionarlo nei contenuti, nelle metodologie, nelle tecnicalità, negli obiettivi, valori e finalità educative, deve essere perseguito senza esitazioni. E’ un dovere civile e morale dei dirigenti e docenti, come pure della società nelle sue molteplici articolazioni. Perchè essendo la scuola un bene di tutti e per tutti nessuno può esimersi dal dare il proprio sostegno.

Educazione ed educazioni

di Francesco Macrì

Col passar del tempo sulla scuola si sono andati riversando molti compiti e funzioni che prima erano in maniera specifica di competenza di altre istituzioni. La famiglia, innanzitutto. Col progressivo sfilacciamento della società e, quindi, con la corrispettiva scopertura di molti e importanti ambiti educativi, non si è trovata soluzione migliore e più facile che quella di “rovesciare” tutto sulla scuola modificando profondamente la sua mission tradizionale e ampliando in maniera ragguardevole lo spettro dei suoi impegni e delle aspettative che le famiglie e l’intera società maturano nei suoi confronti senza peraltro, e questo è un limite gravissimo che pregiudica la qualità del suo servizio e disorienta e frustra i suoi docenti, una normativa adeguata, una diversa qualificazione professionale dei suoi operatori e gli indispensabili aiuti strumentali e finanziari. Potremmo dire che questa è la tipica soluzione all’italiana, di chi cioè pretende un servizio, e un servizio di qualità, senza prevedere e provvedere alle condizioni perchè questo servizio sia realisticamente fattibile; si producono attese che poi spesso non possono essere soddisfatte.

Tra questi molti nuovi compiti e funzioni della scuola, si pensi all’educazione sessuale, politica, civica, stradale, ecologica, ecc., da alcuni anni se n’è aggiunto uno che va sotto il titolo di educazione alimentare.

Il sovrappeso e l’obesità dei bambini e dei giovani si è fatta avanti in questi ultimi anni in maniera graduale, ma irresistibile con percentuali da capogiro. Da problema soggettivo, individuale è diventato di colpo problema sociale. Tutte le nazioni occidentali si stanno predisponendo per fronteggiare questa emergenza. Le modalità sono differenti ma l’obiettivo è comune. Anche l’Unione europea ha predisposto alcuni progetti di sensibilizzazione e di vera educazione. Non fa eccezione l’Italia. Tra le molte iniziative segnaliamo quella del MIUR che recentemente è ritornato sull’argomento pubblicando delle linee guida per una sana alimentazione nelle scuole. Questo testo noi lo riportiamo per intero e lo proponiamo alla riflessione dei dirigenti e docenti quale stimolo ed integrazione a quanto già prevedono i loro pof, con una sola osservazione di carattere “culturale” come premessa alle varie tecnicalità operative e metodologiche.

Viviamo in una società del consumismo più sfrenato. Tutti, indipendentemente dalle età anagrafica, siamo indotti da una pubblicità invasiva ma anche dalla pressione dei comportamenti abituali della gente a comprare, consumare, divorare, sprecare. E’ giunta l’ora, anche per salvaguardare il benessere della nostra salute, ma certamente non solo per questo, di frenare questa corsa pazza, di recuperare alcuni principi di saggezza che facevano parte del bagaglio culturale delle generazioni che ci hanno preceduto, come quello della “moderazione”, della “sobrietà”, della “essenzialità”, della “rinuncia” e della “mortificazione” (come si esprimevano con linguaggio forte i santi). Dobbiamo insegnare e imparare a non subire “la dipendenza” dalle cose e dal “fascino” e dalla “seduzione” che esse possono esercitare su di noi. Dobbiamo riscoprire il valore dei metodi dell’antica “ascesi”. Dobbiamo riposizionare nella nostra vita una scala di valori che facciano “salire” e non “discendere” la nostra umanità.

 

Educare a scelte responsabili

Considerando le trasformazioni avvenute nella società, alcuni aspetti, rilevanti dal punto di vista antropologico, influiscono in modo particolare sul processo educativo: l’eclissi del senso di Dio e l’offuscarsi della dimensione dell’interiorità, l’incerta formazione dell’identità personale in un contesto plurale e frammentato, le difficoltà di dialogo tra le generazioni, la separazione tra intelligenza e affettività. Si tratta di nodi critici che vanno compresi e affrontati accettando la sfida di trasformarli in altrettante opportunità educative. Le persone fanno sempre più fatica a dare un senso profondo all’esistenza. Ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo, il desiderio insaziabile di possesso e di consumo, la ricerca del sesso slegato dall’affettività e dall’impegno di vita, l’ansia e la paura, l’incapacità di sperare, il diffondersi dell’infelicità e della depressione.
Le cause di questo disagio sono molteplici – culturali, sociali ed economiche – ma al fondo di tutto si può scorgere la negazione della vocazione trascendente dell’uomo e della relazione fondante che dà senso a tutte le altre: Dio. Esse rappresentano le radici dell’emergenza educativa, il cui punto cruciale sta nel superamento di quella falsa idea di autonomia che induce l’uomo a concepirsi come un “io” completo in se stesso, laddove, invece, egli diventa “io” nella relazione con il “tu” e con il “noi”.
Oggi la formazione dell’identità personale avviene in un contesto plurale, caratterizzato da diversi soggetti di riferimento: non solo la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità ecclesiale, ma anche ambienti meno definiti e tuttavia influenti, quali la comunicazione multimediale e le occasioni del tempo libero. La molteplicità dei riferimenti valoriali, la globalizzazione delle proposte e degli stili di vita, la mobilità dei popoli, gli scenari resi possibili dallo sviluppo tecnologico costituiscono elementi nuovi e rilevanti. Queste condizioni, in cui si colloca oggi il percorso formativo, se comportano maggiore fatica e rischi inediti rispetto al passato, accrescono lo spazio di libertà della persona nelle proprie decisioni e fanno appello alla sua responsabilità. Il compito più urgente diventa, dunque, educare a scelte responsabili. Per questo, sin dai primi anni di vita, l’educazione non può pensare di essere neutrale, illudendosi di non condizionare la libertà del soggetto. Il proprio comportamento e stile di vita – lo si voglia o meno – rappresentano di fatto una proposta di valori o disvalori. È ingiusto non trasmettere agli altri ciò che costituisce il senso profondo della propria esistenza. Un simile travisamento restringerebbe l’educazione nei confini angusti del sentire individuale e distruggerebbe ogni possibile profilo pedagogico. Di fronte agli educatori si presenta pertanto, la sfida di contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione.

Roma 1 dicembre 2010

Francesco Macrì

Una nuova governance della scuola cattolica

Il tema di una nuova e più moderna governance si impone anche alla scuola cattolica; questa è la ragione per cui è stata posta al centro della riflessione e del dibattito dell’ultima Assemblea nazionale della Fidae, che si è svolta a Roma dal 25 al 26 novembre 2010.
Di fronte alle sfide culturali, economiche, scientifico-tecnologiche, sociali della modernità e della globalizzazione, ai nuovi profili problematici della condizione giovanile, alle nuove ed emergenti domande educative per tutti e per tutto l’arco della vita, alle crescenti marginalizzazioni di larghe fasce della popolazione, in particolare di quella femminile, alle sfide derivanti dai nuovi assetti dello Stato in senso federalista, alle sfide dei processi di riforma dell’intero sistema di istruzione e formazione ed universitario, alle sfide di una nuova e più diffusa consapevolezza del diritto di piena ed attiva cittadinanza, la scuola cattolica, non può non interrogarsi sulla sua identità, il suo ruolo, la sua funzione e, quindi, il suo progetto culturale, educativo e didattico, la sua organizzazione interna, i suoi rapporti con il territorio, la formazione del personale, l’efficacia del suo servizio al fine di garantire standard di qualità sempre più rispondenti a quelli che sono i livelli dei più avanzati Paesi del mondo e della sua secolare e illustre tradizione. Cioè sulla governance nel senso più ampio e pieno del termine. Qui si nasconde il suo futuro; qui si nasconde il suo ruolo insostituibile di promozione della società civile, la sua voce originale e “diversa” rispetto ad altre istituzioni analoghe.

Roma 27 novembre 2010

Francesco Macrì

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