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Approfondimento e Dialogo

Archive for the category “Parità”

La scuola paritaria, un bene di tutti e per tutti

Francesco Macrì
Presidente nazionale FIDAE

Se si parte dal presupposto che la scuola è un “bene” (in quanto risponde al diritto umano fondamentale di istruzione e formazione della persona), ed un “bene per tutti” (non solo nel senso che nessuno possa essere escluso in quanto diritto universale, ma anche in quanto la sua promozione individuale ricade a beneficio dell’intera collettività) non si può non concludere che la scuola paritaria al pari di quella statale debba occupare un posto di assoluta “preminenza” nell’agenda di chiunque governi e amministri il nostro Paese affinché entrambe possano svolgere in maniera compiuta ed efficace la loro funzione. Per la ovvia ragione che solo le scuole di qualità, assolvono  “effettivamente” il diritto di istruzione ed educazione di ciascun studente; sono “condizione e garanzia” di sviluppo economico e di progresso umano e civile; “realizzano” il mandato educativo che la società  affida loro e possono, perciò, legittimamente “reclamare” il finanziamento pubblico.

Parlando di scuola è la qualità “il vero problema” che deve essere tenuto al centro del dibattito perché è solo la qualità del servizio erogato che fa sì che una scuola (statale o paritaria) sia veramente “di fatto”, e non solo di “diritto”, un bene “di” tutti e un bene “per” tutti. Ma se questo è il vero problema, e nessuno può osare di smentirlo, si dimostra evidente quanto sia fuorviante, pretestuosa, ideologica la polemica che contrappone la scuola statale a quella paritaria, quasi che la prima sia una manifestazione di un interesse “privato” a scapito di un bene “pubblico” garantito dalla seconda. Come è altrettanto fuorviante che la scuola paritaria possa diversamente da quella statale svolgere i suoi compiti istituzionali senza il corrispettivo finanziamento da parte dello Stato.

Relativamente alla scuola paritaria la Legge n. 62 del 2000 (nota come la legge sulla parità scolastica), rompendo alcuni vecchi tabù ideologici che sembravano insormontabili, puntualizza in maniera inequivocabile alcuni principi fondamentali: la scuola paritaria é parte “integrante e costitutiva”  dell’unico sistema educativo nazionale di istruzione e formazione; svolge un “servizio pubblico” e di “pubblico interesse”; non si contrappone alla scuola statale ma concorre (corre insieme) insieme ad essa alla promozione culturale, sociale, economica del Paese; è soggetto giuridico pienamente “legittimo” e “legittimato” a ricevere per l’attività che svolge un finanziamento pubblico; la famiglia ha diritto di “scegliere liberamente” la scuola più conforme alle proprie aspirazioni.

Quale l’auspicio a dodici anni dalla proclamazione di questa legge? Semplicemente che venga pienamente applicata. Cioè che i diritti umani e civili (quello di istruzione ed educazione, della libertà di scelta educativa), dei quali é espressione e garanzia, siano effettivamente riconosciuti e, quindi, che coloro che la scelgono non siano sul piano economico discriminati rispetto agli altri che optano per la scuola statale. L’auspicio, cioè, che si verifichi quanto affermato a chiare lettere dal Parlamento europeo in una sua Risoluzione del 14 marzo 1984:Il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l’obbligo per gli Stati membri  di rendere possibile l’esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario   e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento di loro compiti e all’adempimento ei loro obblighi in condizioni uguali a quelle che beneficiano  gli istituti  statali corrispondenti, senza discriminazioni nei confronti degli organizzatori, dei genitori, degli alunni e del personale” (art. 1.9).

Allorché in Italia, come in tutti i Paesi più avanzati dell’Occidente, la scuola paritaria sarà finalmente riconosciuta come una grande risorsa strategica nell’interesse di tutti e sarà, perciò, finanziata dallo Stato, la libertà, il pluralismo avranno fatto un balzo in avanti nella direzione di una democrazia compiuta e i giovani e le famiglie avranno un referente eccezionalmente qualificato a cui far capo per riuscire a fronteggiare le grandi sfide educative della società moderna che su di loro pesantemente incombono.

Una nuova governance della scuola cattolica

Il tema di una nuova e più moderna governance si impone anche alla scuola cattolica; questa è la ragione per cui è stata posta al centro della riflessione e del dibattito dell’ultima Assemblea nazionale della Fidae, che si è svolta a Roma dal 25 al 26 novembre 2010.
Di fronte alle sfide culturali, economiche, scientifico-tecnologiche, sociali della modernità e della globalizzazione, ai nuovi profili problematici della condizione giovanile, alle nuove ed emergenti domande educative per tutti e per tutto l’arco della vita, alle crescenti marginalizzazioni di larghe fasce della popolazione, in particolare di quella femminile, alle sfide derivanti dai nuovi assetti dello Stato in senso federalista, alle sfide dei processi di riforma dell’intero sistema di istruzione e formazione ed universitario, alle sfide di una nuova e più diffusa consapevolezza del diritto di piena ed attiva cittadinanza, la scuola cattolica, non può non interrogarsi sulla sua identità, il suo ruolo, la sua funzione e, quindi, il suo progetto culturale, educativo e didattico, la sua organizzazione interna, i suoi rapporti con il territorio, la formazione del personale, l’efficacia del suo servizio al fine di garantire standard di qualità sempre più rispondenti a quelli che sono i livelli dei più avanzati Paesi del mondo e della sua secolare e illustre tradizione. Cioè sulla governance nel senso più ampio e pieno del termine. Qui si nasconde il suo futuro; qui si nasconde il suo ruolo insostituibile di promozione della società civile, la sua voce originale e “diversa” rispetto ad altre istituzioni analoghe.

Roma 27 novembre 2010

Francesco Macrì

La scuola paritaria è un grosso risparmio per lo Stato

Proprio così: la scuola paritaria fa risparmiare allo Stato, ogni anno, moltissime risorse economiche. Dimostrarlo è assai semplice. Basta rifarsi ad alcuni dati che si possono ricavare da una recente pubblicazione del Ministero dell’Istruzione, intitolata “La scuola in cifre 2007”. Ci sono anche altre pubblicazioni che trattano la stessa questione, come quelle curate dall’ISTAT, dal CENSIS, ma è preferibile riferirsi a questa in quanto più facilmente può essere riconosciuta come obiettiva, non ideologicamente segnata. Si legge che nel 2007, a fronte di 7.751.336 alunni della scuola statale di ogni ordine e grado, è stato praticato un finanziamento pubblico pari a 57 miliardi di euro, così ripartiti: 47 miliardi sul bilancio del Ministero dell’Istruzione; 8 miliardi sui bilanci degli Enti locali; 2,2 miliardi sui bilanci delle Regioni.

Questo dato, che viene riportato, e che è già per se stesso considerevole, risulta largamente incompleto perché si riferisce alle sole spese correnti e non a quelle in conto capitale, come ad esempio, quelle relative alla costruzione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, al loro ammortamento, alle attrezzature, alle strumentazioni didattiche ecc. Incompleto, inoltre, anche  perché da questa voce complessiva  di 57 miliardi di euro sono assenti le voci specifiche a carico di bilanci di altri Ministeri, coinvolti anch’essi in qualche misura per le competenze di ciascuno, a sostenere direttamente o indirettamente l’istruzione pubblica, come il Ministero della Sanità, dei Trasporti, dei Beni culturali, della Gioventù, e ancora, cosa non certo di poco conto, non vengono calcolati i molti miliardi di euro stanziati, sempre per l’istruzione, dall’UE.

La risultante di tutte queste voci, come è facile immaginare, è enorme sia in senso assoluto, sia in riferimento al costo medio dell’alunno della scuola statale. Ma risulta ancora più strabiliante se è rapportata al costo medio alunno della scuola paritaria, costituita da scuole cattoliche e laiche. Infatti  a fronte, nel 2007, di 1.049.420 alunni nella scuola paritaria sono stati erogati come finanziamento pubblico appena 534.961.147 di euro, pari a circa 510 euro.

Conoscendo questi dati, chiunque è in grado di fare un raffronto e accorgersi che il costo medio dell’alunno della scuola paritaria è infinitesimale rispetto a quello della scuola statale e, per di più, nella generalità dei casi a fronte di servizi di maggiore qualità e maggiore diversificazione nell’offerta formativa.

Pertanto lo Stato, o per meglio dire la società, con la scuola paritaria registra due successi: uno di natura finanziaria economizzando le spese nella gestione del sistema; l’altro ottenendo risultati pari, se non superiori, a quelli della scuola statale. A questo punto la conclusione dovrebbe essere una sola: la scuola paritaria non è una spesa aggiuntiva, ma un guadagno, non è una uscita senza controllo ma un investimento ad alto tasso di interesse, non è la concessione improduttiva di un privilegio ma il riconoscimento di un servizio pubblico erogato nel pubblico interesse. Cioè la scuola paritaria è una risorsa, un capitale a beneficio di tutti e come tale deve poter avere tutti i dovuti riconoscimenti.

Francesco Macrì

La parità scolastica come strumento di ottimizzazione dell’intero sistema di istruzione

La parità scolastica non solo garantisce un diritto, ma si colloca, per l’inevitabile confronto che si viene a stabilire tra le scuole statali e paritarie, nella direzione della ottimizzazione di tutta “intera” la scuola italiana come “sistema” di scuola statale e scuola paritaria perché ne attiva i dinamismi organizzativi e funzionali; ne stimola i processi di ricerca, innovazione e sperimentazione; spinge verso l’alto gli standard di qualità; offre un ventaglio di scelte più ampio e più personalizzato rispetto ai bisogni dei singoli; induce, per le classiche regole dell’economia, ad una riduzione dei costi a fronte di un servizio migliore; offre effettivamente a tutti, senza alcuna preclusione di tipo economico, sociale, ideologico, etnico e religioso, la possibilità di accedere alla scuola più gradita e conforme alle proprie aspirazioni, più garantista dei propri diritti, compreso quello di un servizio di qualità. Perché la parità, infatti, non è fine a se stessa, ma in funzione del diritto della libertà di scelta educativa come pure della qualità, della efficacia, della efficienza, dell’economicizzazione dell’intero sistema scolastico.

La parità produce un guadagno per tutti.

(Francesco Macrì)

Il rapporto tra scuola statale e paritaria

Considerare la “scuola paritaria” come antagonista e contrapposta alla “scuola statale” significa non solo ignorare la storia secolare della scuola paritaria, in particolare quella cattolica, ma anche quanto è codificato da una legge dello Stato (Legge 62/2000, art. 1) che  la riconosce parte “costitutiva” dell’unico sistema nazionale di istruzione e di formazione e soggetto titolare di un servizio pubblico e di pubblico interesse. La scuola paritaria si pone “accanto” e non “contro” la scuola statale, con-corre “insieme” ad essa al perseguimento di un grande e comune obiettivo: quello della promozione umana e culturale degli alunni e della crescita civile, sociale ed economica del Paese.

Nel nostro mondo moderno, assai complesso e fortemente in evoluzione, è superficiale ed irrealistico supporre che lo Stato possa “da solo” assumersi tutti i carichi per fronteggiare le sfide che in ogni ambito si vanno manifestando. E’ uno scenario dove si tocca con mano la necessità del coinvolgimento di “tutti” i soggetti della società civile, della mobilitazione di “tutte” le risorse umane, economiche, professionali disponibili perchè “insieme” si riesca corresponsabilmente a trovare una adeguata soluzione ai grandi problemi che incombono.

Questa osservazione vale ancor di più nell’ambito dell’istruzione e della formazione in quanto si vanno sempre più moltiplicando e differenziando le esigenze educative di ciascuno, si va allargando il bacino della domanda fino a coprire tutto l’arco della vita di milioni e milioni di persone, vanno crescendo rapidamente a dismisura le competenze e specializzazioni professionali che con la stessa rapidità sono sottoposte a forte obsolescenza.  Pertanto la scuola statale (che sarebbe bene cominciare a chiamare “autonoma”) e la scuola paritaria, entrambe scuole “pubbliche”, hanno ben altro da fare che lasciarsi coinvolgere e trascinare in una pretestuosa e meschina contrapposizione, il cui fine non è il loro interesse e tanto meno quello dei loro alunni, ma quello corporativo (o ideologico, o politico, o sindacale) di chi tende a strumentalizzarle per fini personali non dichiarati e non dichiarabili.

Il mercato globale, la competizione internazionale, la crisi economica e finanziaria mondiale possono essere affrontate dall’Italia solo se si dispone di un forte, esteso, efficace ed efficiente sistema di istruzione e formazione. Ogni tentativo di indebolire questo sistema di istruzione, mettendo gli uni contro gli altri, la scuola statale contro la scuola paritaria, è una forma paranoica di autolesionismo, una mancanza di senso civico e di responsabilità, una assurda miopia politica. Il problema non è avere poche scuole, ma il più gran numero possibile, e tutte (statali e paritarie) di grande qualità ed eccellenza. Solo un alto livello di istruzione ed educazione disponibile per tutti è garanzia di un futuro migliore e sicuro.

(Francesco Macrì)

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