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Approfondimento e Dialogo

Archive for the category “Scuola cattolica”

La scuola motore di rinnovamento etico e di ben-essere

di Francesco Macrì

“Sono convinto che anche i più giovani tra voi abbiano compreso che la serenità, il benessere, non solo in seno alla famiglia, ma anche nella società e nel Paese, sono solo in piccola parte un regalo della buona sorte o qualcosa di acquisito per sempre, ma sono, invece, soprattutto, il frutto di una conquista quotidiana che premia il nostro impegno, la comprensione e la tolleranza nei confronti degli altri, la capacità di lavorare insieme, la competenza con cui sappiamo risolvere problemi, il desiderio di aprire nuove prospettive. Tutto ciò si impara anche e soprattutto a scuola. In questo processo, un ruolo importante è svolto anche dalle famiglie. Con il loro supporto, la scuola costituisce un motore fondamentale del rinnovamento etico e del benessere dell’intera società”.

Parole di buon senso che il Presidente Napolitano ha rivolto ai rappresentanti degli studenti, dei genitori, dei docenti nel cortile del Quirinale, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico 2011-2012.

Che la scuola sia una risorsa strategica per la promozione della persona umana e per la crescita culturale, sociale, economica di un Paese a livello di principio generale è una scoperta lapalissiana; ma, così non è quando questo principio, per renderlo effettivo, deve essere tradotto in atti concreti. Non lo è per gli uomini della politica che non assegnano le risorse economiche indispensabili e non provvedono ad emanare rapidamente norme legislative perchè la scuola possa di fatto operare in condizioni accettabili; non lo è per le forze sindacali che considerano la scuola esclusivamente come un serbatoio di manodopera da riempire dove gli allievi hanno solo una funzione strumentale rispetto a questa finalità; non lo è per l’apparato burocratico i cui comportamenti per nulla ispirati ai principi dell’efficacia ed efficienza tendono soltanto a perpetuare il proprio potere clientelare. Ma, quel che è ancora peggio, non lo è neppure per la gente comune che, a parole, dice di interessarsi della scuola, ma di fatto coglie ogni occasione per fare polemica, per ricattarla, per pretendere ad ogni costo il “pezzo di carta”.

Ma al di là di tutto questo rimane fermo, assoluto, incontestabile il principio richiamato da Napolitano. Un principio che evoca, però, la responsabilità di tutti perchè la scuola diventi effettivamente un motore di innovazione, crescita e promozione. Se ne devono fare carico le istituzioni, le famiglie ma, anche, le stesse singole persone che vivono ed operano dentro la scuola. Ognuno secondo le proprie competenze e i propri ruoli. Ma tutti, insieme, nell’unica direzione e con un’unica sincera aspirazione: una scuola che sia di qualità, inclusiva, solidale, che non lasci indietro nessuno e che abbia come scopo il bene comune.

1 novembre 2011

La scuola paritaria, un bene di tutti e per tutti

Francesco Macrì
Presidente nazionale FIDAE

Se si parte dal presupposto che la scuola è un “bene” (in quanto risponde al diritto umano fondamentale di istruzione e formazione della persona), ed un “bene per tutti” (non solo nel senso che nessuno possa essere escluso in quanto diritto universale, ma anche in quanto la sua promozione individuale ricade a beneficio dell’intera collettività) non si può non concludere che la scuola paritaria al pari di quella statale debba occupare un posto di assoluta “preminenza” nell’agenda di chiunque governi e amministri il nostro Paese affinché entrambe possano svolgere in maniera compiuta ed efficace la loro funzione. Per la ovvia ragione che solo le scuole di qualità, assolvono  “effettivamente” il diritto di istruzione ed educazione di ciascun studente; sono “condizione e garanzia” di sviluppo economico e di progresso umano e civile; “realizzano” il mandato educativo che la società  affida loro e possono, perciò, legittimamente “reclamare” il finanziamento pubblico.

Parlando di scuola è la qualità “il vero problema” che deve essere tenuto al centro del dibattito perché è solo la qualità del servizio erogato che fa sì che una scuola (statale o paritaria) sia veramente “di fatto”, e non solo di “diritto”, un bene “di” tutti e un bene “per” tutti. Ma se questo è il vero problema, e nessuno può osare di smentirlo, si dimostra evidente quanto sia fuorviante, pretestuosa, ideologica la polemica che contrappone la scuola statale a quella paritaria, quasi che la prima sia una manifestazione di un interesse “privato” a scapito di un bene “pubblico” garantito dalla seconda. Come è altrettanto fuorviante che la scuola paritaria possa diversamente da quella statale svolgere i suoi compiti istituzionali senza il corrispettivo finanziamento da parte dello Stato.

Relativamente alla scuola paritaria la Legge n. 62 del 2000 (nota come la legge sulla parità scolastica), rompendo alcuni vecchi tabù ideologici che sembravano insormontabili, puntualizza in maniera inequivocabile alcuni principi fondamentali: la scuola paritaria é parte “integrante e costitutiva”  dell’unico sistema educativo nazionale di istruzione e formazione; svolge un “servizio pubblico” e di “pubblico interesse”; non si contrappone alla scuola statale ma concorre (corre insieme) insieme ad essa alla promozione culturale, sociale, economica del Paese; è soggetto giuridico pienamente “legittimo” e “legittimato” a ricevere per l’attività che svolge un finanziamento pubblico; la famiglia ha diritto di “scegliere liberamente” la scuola più conforme alle proprie aspirazioni.

Quale l’auspicio a dodici anni dalla proclamazione di questa legge? Semplicemente che venga pienamente applicata. Cioè che i diritti umani e civili (quello di istruzione ed educazione, della libertà di scelta educativa), dei quali é espressione e garanzia, siano effettivamente riconosciuti e, quindi, che coloro che la scelgono non siano sul piano economico discriminati rispetto agli altri che optano per la scuola statale. L’auspicio, cioè, che si verifichi quanto affermato a chiare lettere dal Parlamento europeo in una sua Risoluzione del 14 marzo 1984:Il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l’obbligo per gli Stati membri  di rendere possibile l’esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario   e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento di loro compiti e all’adempimento ei loro obblighi in condizioni uguali a quelle che beneficiano  gli istituti  statali corrispondenti, senza discriminazioni nei confronti degli organizzatori, dei genitori, degli alunni e del personale” (art. 1.9).

Allorché in Italia, come in tutti i Paesi più avanzati dell’Occidente, la scuola paritaria sarà finalmente riconosciuta come una grande risorsa strategica nell’interesse di tutti e sarà, perciò, finanziata dallo Stato, la libertà, il pluralismo avranno fatto un balzo in avanti nella direzione di una democrazia compiuta e i giovani e le famiglie avranno un referente eccezionalmente qualificato a cui far capo per riuscire a fronteggiare le grandi sfide educative della società moderna che su di loro pesantemente incombono.

Una nuova governance della scuola cattolica

Il tema di una nuova e più moderna governance si impone anche alla scuola cattolica; questa è la ragione per cui è stata posta al centro della riflessione e del dibattito dell’ultima Assemblea nazionale della Fidae, che si è svolta a Roma dal 25 al 26 novembre 2010.
Di fronte alle sfide culturali, economiche, scientifico-tecnologiche, sociali della modernità e della globalizzazione, ai nuovi profili problematici della condizione giovanile, alle nuove ed emergenti domande educative per tutti e per tutto l’arco della vita, alle crescenti marginalizzazioni di larghe fasce della popolazione, in particolare di quella femminile, alle sfide derivanti dai nuovi assetti dello Stato in senso federalista, alle sfide dei processi di riforma dell’intero sistema di istruzione e formazione ed universitario, alle sfide di una nuova e più diffusa consapevolezza del diritto di piena ed attiva cittadinanza, la scuola cattolica, non può non interrogarsi sulla sua identità, il suo ruolo, la sua funzione e, quindi, il suo progetto culturale, educativo e didattico, la sua organizzazione interna, i suoi rapporti con il territorio, la formazione del personale, l’efficacia del suo servizio al fine di garantire standard di qualità sempre più rispondenti a quelli che sono i livelli dei più avanzati Paesi del mondo e della sua secolare e illustre tradizione. Cioè sulla governance nel senso più ampio e pieno del termine. Qui si nasconde il suo futuro; qui si nasconde il suo ruolo insostituibile di promozione della società civile, la sua voce originale e “diversa” rispetto ad altre istituzioni analoghe.

Roma 27 novembre 2010

Francesco Macrì

Importanza ed originalità della scuola cattolica

Non poteva mancare nei lavori della grande manifestazione ecclesiale della Settimana Sociale dei Cattolici, (“Cattolici nell’Italia di oggi”), celebratasi appena poche settimane fa (14-17 ottobre 2010), a Reggio Calabria, il tema dell’educazione per una molteplicità di considerazioni, alcune delle quali le richiamiamo di seguito.
Già nel sottotitolo (Un’agenda di speranza per il futuro del Paese) è chiaramente evocato e sotteso. Non vi può essere, infatti, alcuna ipotesi di speranza per il futuro a prescindere dall’educazione. E’ una consapevolezza ormai universalmente condivisa perché è di tutta evidenza che di fronte alle grandi e problematiche sfide della modernità solo l’uomo è la vera risorsa che può dare garanzie di progresso, di benessere, di lavoro, di democrazia, di qualità di vita, cioè di speranza di futuro. Ma l’uomo perché diventi pienamente “capace” di produrre questi risultati, ha bisogno di sviluppare tutte le potenzialità che sono in lui, deve disporre delle positive condizioni che le favoriscono. La sua umanizzazione verso la cosiddetta “maturità” è un processo continuo che va sollecitato, sostenuto, promosso, guidato attraverso una serie costante e mirata di azioni intenzionalmente orientate a degli obiettivi. Deve cioè essere educato.
E qui si apre il discorso di che cosa è l’educazione, quali sono i metodi più appropriati, a quali valori e visione della vita deve ispirarsi, chi sono i principali soggetti ad essa preposti, in che rapporto di reciproca collaborazione questi soggetti debbano collocarsi.
La Chiesa è uno di questi. Ha indubbiamente un’importante parola da dire sulla questione perché ha una lunga esperienza pedagogica sedimentata nei secoli, dispone di molte organizzazioni altamente specializzate come, ad esempio, la scuola cattolica che, in Italia, è costituita da alcune migliaia di presenze, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale.
Le relazioni e il dibattito che ne è seguito nel corso di questa settimana sociale sono stati di grande spessore culturale. Anche per le circostanze contingenti di grande difficoltà che sta attraversando avremmo auspicato un’attenzione maggiore sulla questione scuola-cattolica senza peraltro togliere nulla ad altre esperienze educative che pure sono eccellenti e meritano ogni sostegno. Ma la scuola cattolica, che è stata nel corso dei secoli un fiore all’occhiello della comunità ecclesiale proprio oggi, in cui si sente maggiormente la necessità della sua presenza, rischia, per le ben note difficoltà economiche, di lasciare la scena e di impoverire gravemente non solo la Chiesa, ma anche la società civile.

(Francesco Macrì)

La scuola cattolica rispetta e favorisce il pluralismo

La scuola cattolica non pregiudica affatto il pluralismo culturale, come qualcuno paventa, anche quando si tratta di una scuola chiaramente connotata come quella cattolica, perchè la scuola, qualsiasi scuola, se è veramente tale non induce forzosamente ad un acritico consenso; non persegue un indottrinamento e una passività intellettuale; non fa proselitismo; non pratica operazioni di assimilazione culturale. Viceversa stimola al confronto critico e dialettico, alla ricerca sempre ulteriore, alla libertà di coscienza, alla liberazione della libertà da qualsiasi condizionamento; sviluppa processi autonomi di pensiero e metodi di analisi e di valutazione rigorosamente scientifici, perché qualunque progetto educativo che abbia la pretesa di essere positivamente educativo può essere solo “proposto”, mai imposto a motivo del fatto che i soggetti (gli alunni) e i loro diritti (compreso quello della libertà di coscienza) sono una frontiera invalicabile, un bene indisponibile a qualsiasi forma di plagio e di omologazione.

Ogni scuola, e non può fare certo eccezione la scuola cattolica, è un laboratorio in cui non solo si tramanda cultura, ma si elabora e si crea cultura e la cultura vera è, per sua natura, libera, indipendente, “eretica” rispetto a qualsiasi modello precostituito e dogmatico, a qualsiasi autorità impositiva ed egemone. La sua aspirazione, il suo orizzonte è la verità; e la verità non ha confini o padroni.

Chiarito questo, non si vuole affatto negare che una scuola abbia un suo progetto culturale ed educativo. Affermare il contrario è, nell’ordine delle cose, impossibile. Ma la differenza tra la scuola cattolica e la cosiddetta scuola statale sta semmai in questo: che la prima ha un progetto reso pubblico e rispetto al quale ognuno liberamente fa le sue scelte, la seconda, quella statale, ha anch’essa un suo progetto, anche se consegnato all’iniziativa dei singoli docenti, ma non è apertamente reso noto, mistificando la realtà con l’uso (abusato) di parole come “neutralità”, “laicità”, “pluralismo”. Il fine di ogni scuola è quello di promuovere coscienze libere e responsabili.

(Francesco Macrì)

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